Diapausa Embrionale: la Riproduzione del Capriolo
È la particolarità biologica più notevole della specie, unica tra gli ungulati europei, e spiega diversi comportamenti che altrimenti sembrerebbero incoerenti.
Il meccanismo
Gli accoppiamenti avvengono in piena estate. La fecondazione ha luogo regolarmente, ma l’embrione non si impianta: resta in uno stato di sospensione, con sviluppo praticamente fermo, per diversi mesi. Solo a inverno inoltrato l’impianto avviene e lo sviluppo riprende, portando ai parti di tarda primavera.
Il risultato è una gestazione apparente molto lunga che nasconde uno sviluppo effettivo di durata paragonabile a quella di altri ungulati di taglia simile.
A cosa serve
Permette di collocare due eventi importanti nei momenti migliori dell’anno, che altrimenti sarebbero incompatibili tra loro.
- Gli accoppiamenti in estate, quando gli animali sono in condizioni fisiche ottimali e il territorio è pienamente utilizzabile.
- I parti in tarda primavera, quando la disponibilità alimentare è al massimo e le condizioni climatiche favoriscono la sopravvivenza dei piccoli.
Senza la diapausa, una fecondazione estiva porterebbe a parti invernali, cioè nel momento peggiore possibile.
Le conseguenze osservabili
Un periodo di amori anomalo
Il capriolo è in attività riproduttiva mentre gli altri cervidi sono ancora lontani dalla loro stagione. Chi si aspetta un calendario simile a quello del cervo perde completamente il momento.
La sensibilità alle primavere difficili
Poiché lo sviluppo effettivo si concentra nella parte finale dell’inverno e nella primavera, le condizioni di quel periodo incidono molto sull’esito. Una primavera sfavorevole pesa sulla popolazione più di un inverno rigido.
La gemellaritÃ
La specie tende frequentemente a parti gemellari quando le condizioni sono buone, ed è uno degli elementi che le consentono un recupero demografico rapido. Il numero di piccoli per femmina è quindi un indicatore diretto della qualità dell’ambiente in quell’annata.
I piccoli e la strategia di occultamento
Nelle prime settimane i piccoli non seguono la madre: restano immobili e nascosti nella vegetazione, e la femmina li raggiunge solo per l’allattamento. È una strategia efficace contro i predatori, basata interamente sull’immobilità e sull’assenza di odore.
Ne discende la regola più importante del periodo primaverile: un piccolo trovato solo non è abbandonato. È esattamente dove deve essere, e la madre è nelle vicinanze. Va lasciato dov’è, senza toccarlo e allontanandosi rapidamente.
Il periodo di massima vulnerabilitÃ
La tarda primavera è il momento in cui la specie è più sensibile al disturbo: femmine gravide o con piccoli nascosti, che non possono allontanarsi. È anche il periodo in cui aumenta la frequentazione del territorio da parte delle persone.
Cani liberi, uscite fuori sentiero e attività rumorose in quel periodo hanno un impatto sproporzionato rispetto allo stesso comportamento in altre stagioni. È un aspetto che riguarda chiunque frequenti il bosco, non solo chi si occupa di fauna.
Perché vale la pena saperlo
Conoscere questo ciclo permette di interpretare correttamente quello che si osserva: capire perché in agosto ci sia attività diurna insolita, perché in maggio si trovino piccoli apparentemente soli, perché il successo riproduttivo vari così tanto da un anno all’altro. È il tipo di conoscenza che trasforma un avvistamento in un’informazione.
Un adattamento non isolato
L’impianto ritardato non è esclusivo di questa specie nel mondo animale: si ritrova in gruppi anche molto distanti tra loro, sempre come soluzione allo stesso problema, cioè disaccoppiare il momento dell’accoppiamento da quello della nascita.
Quello che rende notevole il caso del capriolo è che tra gli ungulati europei è l’unico ad averla sviluppata. È il motivo per cui il suo calendario riproduttivo non assomiglia a quello di nessun’altra specie con cui condivide il territorio.
Cosa comporta per la gestione
Il successo riproduttivo di un’annata dipende in misura rilevante dalle condizioni della fase finale dell’inverno e della primavera, non da quelle del periodo degli amori. Una popolazione può quindi mostrare un ottimo periodo riproduttivo estivo e un esito modesto l’anno seguente, senza che le due cose siano in contraddizione.
Per chi raccoglie dati sul proprio territorio, il parametro più informativo non è quanti maschi si sono visti in agosto, ma quanti piccoli accompagnano le femmine in estate: è quello il numero che racconta com’è andata.
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