Galliformi Alpini: Fagiano di Monte, Pernice Bianca e Coturnice
Sono tra le specie più caratteristiche dell’ambiente alpino e tra quelle che segnalano prima i cambiamenti del paesaggio. Vale la pena distinguerle correttamente, perché la confusione è diffusa.
Chi sono
Il fagiano di monte, o gallo forcello, è legato alla fascia di transizione tra il limite del bosco e le praterie: arbusteti a rododendro e mirtillo, radure, larici radi. È l’ambiente che l’avanzata del bosco sta chiudendo più rapidamente.
La pernice bianca occupa le quote più elevate, sopra il limite della vegetazione arbustiva, in ambiente rupestre e di prateria alpina. Cambia piumaggio con la stagione, diventando bianca in inverno.
Il gallo cedrone è il tetraonide forestale, legato a boschi maturi e strutturati con sottobosco ricco. È il più sensibile alla gestione selvicolturale e al disturbo.
La coturnice non è un tetraonide ma un fasianide, ed è legata a versanti aperti, soleggiati, ripidi e rocciosi, spesso su pascoli in quota.
Le arene di canto
Il fagiano di monte ha un comportamento riproduttivo spettacolare: i maschi si riuniscono all’alba, nel periodo primaverile, in arene tradizionali dove esibiscono canto e parate, mentre le femmine osservano e scelgono.
Le arene sono siti fissi, utilizzati per anni e legati a caratteristiche precise del terreno. Sono anche i punti in cui la specie è più vulnerabile: il disturbo ripetuto in un’arena può portare all’abbandono del sito, con conseguenze sull’intera popolazione locale.
È il motivo per cui l’osservazione fotografica di questo comportamento — molto ricercata — va condotta con estrema cautela, da postazioni preparate in anticipo e occupate prima dell’arrivo degli animali, oppure semplicemente evitata.
Perché sono in difficoltÃ
- La chiusura degli ambienti aperti: l’abbandono di pascoli e alpeggi fa avanzare arbusteti e bosco su superfici che erano habitat.
- Il disturbo invernale, particolarmente critico per forcello e pernice bianca.
- La riduzione degli insetti, indispensabili ai pulcini nelle prime settimane di vita.
- Le condizioni primaverili avverse, con primavere fredde e piovose che possono compromettere intere covate.
- La predazione da parte di predatori generalisti, favoriti dalla frammentazione degli habitat.
- Le infrastrutture, in particolare i cavi sospesi, causa nota di collisioni.
Il legame con il pascolo
È un punto che sorprende chi immagina la fauna selvatica in opposizione alle attività umane: il mantenimento del pascolo tradizionale è uno dei fattori che conserva gli habitat di queste specie. Dove l’alpeggio cessa, l’ambiente si chiude e le popolazioni arretrano.
La conservazione dei galliformi alpini è quindi legata alla sopravvivenza economica della zootecnia di montagna, molto più che a qualunque misura di protezione diretta.
Osservarli
- La coturnice si individua per il canto, sui versanti aperti nelle prime ore del mattino: è il metodo su cui si basano anche i censimenti.
- Il fagiano di monte è osservabile all’alba in primavera, ma solo con cautela estrema.
- La pernice bianca richiede quota e pazienza, ed è la più difficile per mimetismo e ambiente.
- Il gallo cedrone è oggi presente in modo così localizzato che l’osservazione va considerata eccezionale, e la sua tranquillità viene prima di tutto.
Il contributo di chi frequenta la montagna
Le segnalazioni di presenza, con posizione, quota e data, sono preziose per specie distribuite in modo frammentato. Ancora più utile è segnalare le arene di canto agli enti di gestione: sono siti che meritano protezione, e spesso vengono individuati proprio grazie a chi frequenta abitualmente quei versanti.
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