Gestione Faunistica

Capacità Portante: il Numero Giusto Non è Biologico

È il concetto più citato e meno compreso della gestione faunistica, e l’equivoco che lo circonda alimenta buona parte delle discussioni pubbliche sul tema.

La capacità portante biologica

È il numero di individui che un ambiente può sostenere prima che intervengano i meccanismi naturali di autoregolazione: competizione per le risorse, peggioramento delle condizioni fisiche, riduzione del successo riproduttivo, aumento della mortalità.

È un valore alto, non fisso, che varia con le annate e con la qualità dell’ambiente. E soprattutto è un valore a cui si arriva attraverso la sofferenza degli animali: la popolazione si stabilizza perché le condizioni peggiorano.

La capacità portante agro-forestale

È il numero di individui compatibile con le attività umane che si svolgono su quel territorio: colture, rinnovazione forestale, pascoli, sicurezza della circolazione stradale.

È quasi sempre molto inferiore alla capacità biologica, e in territori con agricoltura intensiva o selvicoltura attiva la differenza è enorme.

Quale delle due si usa

La seconda, quasi sempre. Gli obiettivi di densità nella pianificazione vengono tarati su quanto danno il territorio è disposto ad assorbire, non su quanti animali potrebbe biologicamente ospitare.

Ne discende una conseguenza che vale la pena rendere esplicita: la densità obiettivo è una decisione sociale, non un dato tecnico. La tecnica dice quanti animali ci stanno e quanto danno producono; quanto danno sia accettabile lo decide la collettività.

Perché la confusione è dannosa

Presentare una scelta di tolleranza come un dato scientifico produce due effetti opposti e ugualmente sbagliati.

Da un lato consente di respingere ogni discussione dicendo che “lo dice la scienza”, quando la scienza non ha stabilito quale livello di danno sia accettabile. Dall’altro espone la parte tecnica ad accuse di parzialità che riguardano in realtà una decisione politica.

Separare i due piani rende la discussione molto più semplice: sui dati si può convergere, sugli obiettivi si negozia.

Cosa fa variare la capacità portante

  • La qualità e la disponibilità delle risorse alimentari, che cambiano con la stagione e con l’annata.
  • La struttura dell’ambiente: presenza di rifugi, margini, diversità.
  • Il periodo critico, perché a determinare il limite è la stagione peggiore, non la media.
  • Le attività umane presenti e la loro sensibilità al danno.
  • Gli interventi di miglioramento ambientale, che possono alzarla in modo permanente.

Il punto che apre una possibilità

L’ultimo elemento è quello più interessante: la capacità portante non è un dato immutabile. Migliorare l’ambiente la aumenta, e questo significa che è possibile sostenere una popolazione maggiore con lo stesso livello di danno.

È l’unico approccio che soddisfa contemporaneamente chi vorrebbe più fauna e chi vorrebbe meno danni. Costa tempo e lavoro, e per questo viene praticato molto meno di quanto se ne parli.

Il ruolo della stagione critica

Un dettaglio che cambia il modo di ragionare: la capacità portante non è determinata dalla disponibilità media di risorse ma da quella del periodo peggiore. Un ambiente ricchissimo d’estate e privo di risorse a fine inverno sostiene la popolazione che regge il secondo momento, non il primo.

Ne discende che gli interventi più efficaci sono quelli che agiscono proprio sul collo di bottiglia stagionale: disponibilità alimentare invernale, aree di svernamento tranquille, riparo nelle condizioni estreme.

La differenza tra le specie

La capacità portante agro-forestale dipende molto da quanto danno una specie produce in rapporto al proprio numero. Il cinghiale ne produce moltissimo per individuo, e la densità tollerabile è di conseguenza bassa; il camoscio in ambiente rupestre incide poco sulle attività umane, e il limite si avvicina a quello biologico.

Confrontare le densità obiettivo tra specie diverse, come si fa spesso nelle discussioni, non ha quindi alcun senso: rispondono a vincoli completamente diversi.

Questo approfondimento fa parte della guida completa alla gestione faunistica, dove trovi il quadro completo dell’argomento.

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