Il Cinghiale

Alimentazione del Cinghiale: un Onnivoro Opportunista

La flessibilità alimentare è la caratteristica che più di ogni altra spiega perché questa specie riesca a colonizzare qualunque ambiente, dalla macchia mediterranea al pascolo alpino alla periferia urbana.

Non è un erbivoro

È il punto di partenza, e viene spesso frainteso. Il cinghiale è un onnivoro vero, con apparato digerente semplice — non è un ruminante — e capacità di sfruttare risorse di origine sia vegetale sia animale.

La dieta comprende radici, tuberi, bulbi e rizomi, frutti forestali, ghiande e faggiole, erbe e germogli, cereali e colture, funghi, invertebrati del suolo, uova e piccoli vertebrati, carcasse.

La ricerca nel suolo

Il grufolare non è un comportamento occasionale ma una modalità di ricerca centrale, resa possibile da un grugno robusto e da un olfatto che individua risorse sepolte a profondità considerevole.

È la componente della dieta che produce i danni più rilevanti, perché comporta il rivoltamento del terreno anche quando la quantità di cibo ottenuta è modesta: il rapporto tra superficie lavorata e nutrimento ricavato è spesso molto sfavorevole.

La stagionalità

  • Primavera: vegetazione fresca, radici, invertebrati resi accessibili dal terreno umido, uova e nidiate al suolo.
  • Estate: cereali e colture in maturazione, frutti, con spostamenti notevoli verso le aree coltivate.
  • Autunno: la fase decisiva, dominata dai frutti forestali. È il periodo in cui si accumulano le riserve che determineranno la sopravvivenza invernale e la produttività dell’anno seguente.
  • Inverno: ripiego sulle risorse ipogee e su ciò che resta, con grufolate estese e intensa attività di ricerca.

L’effetto pasciona

Le annate di forte produzione di ghiande e faggiole hanno un impatto demografico misurabile: gli animali arrivano all’inverno in condizioni ottime, la sopravvivenza dei giovani aumenta, le femmine raggiungono prima le condizioni necessarie alla riproduzione.

Ne consegue che una popolazione può aumentare sensibilmente nell’anno successivo a una buona pasciona, indipendentemente da quanto si è prelevato. È un fattore che va tenuto in conto nella lettura delle serie storiche, perché altrimenti si attribuiscono alla gestione variazioni che dipendono dal bosco.

Il cibo di origine antropica

Rifiuti, residui alimentari, scarti agricoli, alimentazione volontaria. Sono risorse stabili e concentrate, che modificano profondamente il comportamento della specie: riducono gli spostamenti, aumentano le densità locali, abbassano la distanza di fuga e migliorano le condizioni fisiche, con l’effetto demografico che ne consegue.

La gestione dei rifiuti nelle aree periurbane non è quindi un tema di decoro: è una componente diretta della gestione faunistica.

Il foraggiamento

La distribuzione volontaria di alimento a fini di attrazione o di dissuasione è pratica disciplinata, con regole che variano sensibilmente da territorio a territorio e che in diverse aree sono state fortemente limitate, anche per ragioni sanitarie. Va verificato quanto previsto nella propria zona prima di qualunque iniziativa.

Il principio generale resta quello: qualunque apporto alimentare stabile sostiene la popolazione, e sostenerla mentre si cerca di contenerla è una contraddizione.

Come si usa questa conoscenza

Sapere cosa cercano in una determinata fase stagionale dice dove saranno. In autunno nelle aree a maggiore produzione di frutti forestali, in estate lungo i margini dei coltivi, in inverno dove il terreno resta lavorabile. È l’informazione che orienta sia il monitoraggio sia la prevenzione dei danni, e si ricava osservando il bosco prima ancora dell’animale.

Questo approfondimento fa parte della guida completa al cinghiale, dove trovi il quadro completo dell’argomento.

Il cinghiale si studia quasi tutto nelle ore buie, e il monitoraggio passivo è spesso l’unico modo per sapere cosa succede davvero in un settore. Li trovi nella sezione fototrappole del catalogo de Il Bramito, e si possono vedere di persona in negozio a Pergine Valsugana.

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