Tracking Fauna nel Lagorai Occidentale: Fravort e Sette Selle
Il versante che sale dalla Valle dei Mòcheni verso il Monte Fravort e la forcella di Sette Selle è la porta occidentale del Lagorai, e si comporta in modo diverso dal resto della catena. Qui il porfido lascia spazio a suoli più profondi e a una fascia di abetaia matura che arriva molto in alto: significa tracce che durano di più, ma anche substrato aghiforme che le maschera quasi subito.
Perché il fondo di abetaia inganna
Sotto una copertura fitta di abete rosso la lettiera di aghi è elastica: l’impronta si richiude parzialmente entro poche ore e i tubercoli del cuscinetto spariscono per primi. L’errore ricorrente è cercare l’impronta perfetta nel bosco e rinunciare quando non la si trova. In questo settore si lavora sui margini, non dentro la fustaia:
- Fanghi di sorgente e pozze di abbeverata: tra i 1.500 e i 1.800 metri sono gli unici punti che conservano il dettaglio per giorni.
- Sentieri forestali e piste di esbosco: il compattato tiene la traccia meglio del sottobosco e mostra la linea di progressione, che è il dato più utile.
- Fascia di transizione bosco-pascolo: sopra i 1.900 metri, verso il Fravort, il terreno si apre e la lettura torna possibile.
Cervo, capriolo e il problema della sovrapposizione
In questa fascia altimetrica convivono capriolo e cervo, e le impronte dei soggetti giovani di cervo cadono nello stesso intervallo dimensionale degli adulti di capriolo. La misura da sola non decide nulla. Guarda invece il passo: il capriolo procede con andatura irregolare e cambi di direzione frequenti sul margine del bosco, il cervo mantiene una progressione più lineare e affronta il pendio in diagonale costante. Sulla neve primaverile, dove il manto si trasforma nel giro di poche ore di sole, ogni misurazione fatta dopo le dieci del mattino è da scartare: la traccia si allarga e ti fa promuovere un capriolo a cervo.
Quando non salire
Il periodo peggiore per il tracking qui è il disgelo di fine marzo e aprile, quando le piste forestali diventano fango profondo e gli ungulati sono ancora in stress da svernamento. Muoversi in quella fase costa all’animale energia che non ha, e a te restituisce tracce deformate. Meglio gennaio e febbraio con neve assestata, o l’autunno prima delle prime nevicate.
Attrezzatura per questo versante
Il dislivello dai fondovalle mòcheni alle creste supera i 1.200 metri su sviluppo breve: il peso conta più che altrove. Un 8×42 sotto i 700 grammi con imbracatura toracica è la configurazione sensata; il 10x qui serve solo sopra il limite del bosco. Aggiungi un metro pieghevole o una scala di riferimento per le foto delle impronte, perché senza riferimento dimensionale lo scatto è inutilizzabile a casa.
Oltre l’impronta: i segni che qui contano di più
Dove il substrato non collabora, il resto del quadro vale più della singola traccia. Cerca i letti di riposo sui terrazzi erbosi esposti a sud, riconoscibili come depressioni ovali con gli aghi compattati e spesso qualche pelo sul bordo. Cerca gli scortecciamenti sui giovani abeti al margine delle radure: nel cervo i segni degli incisivi inferiori corrono dal basso verso l’alto, mentre lo sfregamento dei palchi lascia solchi verticali con corteccia sollevata a strisce. Le fatte, in inverno, restano compatte e cilindriche e si conservano bene sul freddo: la loro distribuzione lungo un percorso dice più di dieci impronte isolate, perché indica un transito abituale e non un passaggio occasionale.
Il metodo generale di lettura delle tracce è nella guida al tracking faunistico e ai segni di presenzaguida al fototrappolaggio professionale.
Il vantaggio operativo di questo settore è la vicinanza: da Pergine Valsugana gli imbocchi della Valle dei Mòcheni si raggiungono in una ventina di minuti, il che consente uscite all’alba senza trasferimenti lunghi. Se cerchi un 8×42 leggero da portare su questi dislivelli, i modelli disponibili sono nel catalogo de Il Bramito, che ha sede in Viale Venezia 43, 38057 Pergine Valsugana (TN).















