Membrane e Impermeabilità: Come Funziona un Capo Traspirante
Il malinteso da cui parte tutto
Un capo impermeabile e traspirante non è un capo che tiene fuori l’acqua e lascia uscire il sudore senza costi. È un compromesso governato dalla fisica, e ogni guadagno da una parte si paga dall’altra. Chi lo capisce sceglie bene e ha aspettative realistiche; chi non lo capisce compra il numero più alto e resta comunque bagnato, convinto che il capo sia difettoso.
Questa guida spiega come funziona la tecnologia e come si leggono le specifiche. Non tratta lavaggio, riparazioni e manutenzione, che hanno già i loro approfondimenti dedicati.
1. Due proprietà separate, misurate separatamente
Impermeabilità e traspirabilità sono grandezze indipendenti, e vengono da prove di laboratorio diverse.
L’impermeabilità
Si misura come colonna d’acqua: l’altezza di una colonna che il tessuto regge prima che l’acqua lo attraversi, espressa in millimetri. Più alto il valore, maggiore la pressione sopportata. Conta perché in uso reale la pressione non è solo quella della pioggia: sono le spalline dello zaino, le ginocchia a terra, il sedersi su una superficie bagnata.
La traspirabilità
Si esprime in due modi, e non sono equivalenti. Il RET misura la resistenza che il tessuto oppone al passaggio del vapore: qui più basso è meglio. L’MVTR misura invece quanto vapore passa in un dato tempo, e qui vale il contrario, più alto è meglio.
Il problema dell’MVTR è che esistono diversi metodi di prova, che danno numeri molto diversi sullo stesso tessuto. Due valori confrontati senza sapere con quale metodo sono stati ottenuti non dicono nulla. Il RET, legato a una procedura più standardizzata, è il riferimento più affidabile per confrontare capi di marche diverse.
2. Come fa un tessuto a essere impermeabile e permeabile insieme
La risposta sta nella differenza di dimensione tra una goccia d’acqua liquida e una molecola d’acqua allo stato di vapore: sono ordini di grandezza distanti. Una struttura con aperture intermedie blocca la prima e lascia passare la seconda.
Da qui le due famiglie di membrane:
- Le microporose, che lavorano proprio così: una struttura fisica con microaperture.
- Le monolitiche, senza pori, in cui il vapore attraversa il materiale per diffusione chimica, assorbito da un lato e rilasciato dall’altro.
Hanno comportamenti diversi in uso, e la scelta non è indifferente.
3. Il vincolo che nessuna membrana supera: serve un gradiente
È il punto che spiega la maggior parte delle delusioni. Il vapore si muove solo se dentro è più caldo e più umido che fuori. Quando questa differenza si riduce, il trasporto rallenta; quando si annulla, si ferma.
Ecco perché lo stesso capo che funziona benissimo in una giornata fredda e ventosa sembra un sacchetto di plastica in una pioggia mite e afosa: fuori c’è già umidità quasi satura, il gradiente non esiste, e la membrana non ha nulla che la spinga a lavorare. Non è un difetto — è fisica.
Un secondo vincolo: la membrana trasporta vapore, non liquido. Il sudore già condensato in gocce non passa. Superata una certa intensità di sforzo, il corpo produce più umidità di quanta qualunque membrana possa smaltire, e la differenza si accumula all’interno.
4. Il DWR: il componente più frainteso
La membrana non è la superficie esterna del capo. Sopra c’è un tessuto esterno, e su questo un trattamento idrorepellente che fa perlare l’acqua. Quando quel trattamento si esaurisce, il tessuto esterno si impregna.
Il capo non perde: la membrana continua a bloccare l’acqua. Ma uno strato esterno saturo d’acqua elimina il gradiente di vapore, e la traspirazione crolla. Dentro ti bagni di condensa e concludi che il capo ha ceduto. Il fenomeno ha un nome, wetting out, ed è responsabile della maggior parte delle giacche giudicate difettose.
5. Le costruzioni: 2, 2,5 e 3 strati
La membrana è troppo delicata per stare da sola e va sempre accoppiata ad altri materiali.
- 2 strati: membrana unita al tessuto esterno, con una fodera separata che pende all’interno. Comodo, morbido, ma più voluminoso.
- 2,5 strati: al posto della fodera, una protezione applicata direttamente sulla membrana. Molto leggero e comprimibile, meno confortevole sulla pelle e in genere meno longevo.
- 3 strati: membrana racchiusa tra tessuto esterno e supporto interno, in un laminato unico. Il più resistente e il più efficiente, anche il più rigido e costoso.
6. Le cuciture, che sono buchi
Ogni cucitura è una fila di fori passanti. Per questo le cuciture vengono nastrate internamente. La distinzione che conta in fase d’acquisto è tra capi con tutte le cuciture nastrate e capi in cui lo sono solo quelle più esposte: la seconda soluzione abbassa il costo e regge la pioggia normale, ma cede in condizioni prolungate.
Vanno guardate anche le altre discontinuità: cerniere, tasche, regolazioni. Sono i punti in cui i capi si differenziano davvero, molto più che nel valore di colonna d’acqua.
7. La ventilazione batte la membrana
Un dato che sorprende: durante uno sforzo intenso, aprire una cerniera di ventilazione smaltisce più umidità di quanta ne trasporti la membrana in un’ora. La traspirabilità è un processo lento e passivo; la ventilazione è uno scambio d’aria diretto.
Ne consegue che, a parità di prezzo, un capo ventilabile bene con una membrana media serve meglio di un capo sigillato con la membrana migliore del catalogo.
8. La membrana lavora solo se gli strati sotto collaborano
Il sistema è una catena: lo strato a contatto con la pelle deve allontanare l’umidità, lo strato intermedio deve trasportarla senza trattenerla, il guscio deve lasciarla uscire. Se uno degli anelli assorbe e trattiene, la membrana non ha nulla da smaltire e il capo sembra non funzionare.
È il motivo per cui indossare un guscio tecnico sopra un capo di cotone produce un risultato peggiore di quanto costerebbe un guscio da metà prezzo usato correttamente.
9. Quando la membrana è la scelta sbagliata
Non è la risposta a tutto. In appostamento prolungato, dove non produci umidità ma perdi calore, contano molto di più isolamento e silenzio: un tessuto rumoroso in una postazione vale meno di zero. Nel freddo secco senza precipitazioni, un capo antivento traspirante lavora meglio. Sotto sforzo continuo con pioggia leggera, spesso si sta più asciutti con un capo che non blocca nulla e si asciuga in fretta.
Il guscio impermeabile dà il meglio in una fascia precisa: pioggia vera, vento, attività intermittente. Fuori da quella fascia esistono soluzioni migliori.
10. Il rumore, criterio che nessuna scheda dichiara
Per chi osserva o si avvicina alla fauna è spesso il parametro decisivo, e non compare in nessuna tabella. I laminati più prestazionali tendono a essere i più rigidi e i più rumorosi allo sfregamento; le finiture morbide e i tessuti esterni spazzolati sono molto più silenziosi e in genere meno performanti sulla carta.
La prova va fatta in negozio, con le mani: strofinare la manica contro il fianco e ascoltare. È un test di dieci secondi che dice più di mezza scheda tecnica.
11. La transizione verso trattamenti senza PFC
Il settore ha progressivamente abbandonato i trattamenti idrorepellenti a base di composti fluorurati, per ragioni ambientali e normative. Le formulazioni attuali sono meno persistenti e vanno rinnovate più spesso, soprattutto in presenza di sporco e sostanze grasse.
La conseguenza pratica è che la manutenzione dell’idrorepellenza è diventata più importante di quanto fosse anni fa. Un capo recente non è peggiore: chiede solo più attenzione per mantenere le prestazioni dichiarate.
12. Come si legge davvero una scheda
- Guarda il RET prima dell’MVTR, e diffida dei confronti fra valori ottenuti con metodi diversi.
- Verifica la nastratura: tutte le cuciture o solo le principali.
- Conta le aperture di ventilazione, che valgono più di mille millimetri di colonna d’acqua in più.
- Controlla la costruzione (2, 2,5 o 3 strati) in rapporto all’uso previsto.
- Tocca e ascolta il tessuto, se l’attività richiede silenzio.
- Verifica la vestibilità sopra gli strati che userai davvero, non su una maglietta.
Un capo scelto con questi sei criteri funziona meglio di uno scelto sul numero più grande in vetrina, e spesso costa meno.
13. Gli errori di acquisto più frequenti
- Scegliere sul valore di colonna d’acqua, che sopra una certa soglia non discrimina più nulla.
- Confrontare valori MVTR ottenuti con metodi di prova diversi.
- Prendere la taglia sulla maglietta invece che sugli strati invernali.
- Ignorare il rumore quando l’uso previsto richiede silenzio.
- Trascurare l’idrorepellenza superficiale, che conta più della membrana.
- Comprare un guscio da usare sempre, quando serve un capo da portare.
Cinque di questi sei errori si evitano senza spendere di più: si evitano sapendo cosa guardare.
Gli approfondimenti di questa guida
- Colonna d’Acqua e RET: Cosa Dicono Davvero i Numeri
- Membrane Microporose e Monolitiche: Le Differenze
- Costruzione a 2, 2.5 o 3 Strati: Come si Sceglie
- DWR e Wetting Out: Perché il Capo Bagna Anche se Tiene
- Traspirabilità: Perché Sudi Anche con un Capo Buono
- Nastratura delle Cuciture e Punti Deboli
- Ventilazione: Zip Ascellari e Gestione del Calore
- Membrane Senza PFC: Cosa è Cambiato nelle Prestazioni
- Quando la Membrana è la Scelta Sbagliata
Un capo con membrana va scelto sul tipo di attività, non sul numero più alto stampato sull’etichetta. Li trovi nella sezione abbigliamento del catalogo de Il Bramito, e si possono vedere di persona in negozio a Pergine Valsugana.















