Lepre e Piccola Selvaggina

La Lepre Variabile: l’Adattamento al Bianco e i Suoi Limiti

È la lepre delle Alpi, e la sua vicenda è diventata uno degli esempi più citati di come un adattamento perfetto possa trasformarsi in una vulnerabilità.

Chi è

Occupa le quote elevate, dalla fascia degli arbusteti fino alle praterie alpine e oltre. Rispetto alla lepre europea ha orecchie più corte — meno superficie disperdente — e zampe posteriori molto larghe, che funzionano come racchette e le permettono di muoversi su neve fresca dove altri animali affondano.

Il carattere più noto è la muta stagionale: mantello scuro d’estate, bianco d’inverno, con fasi intermedie a chiazze durante le transizioni.

Il meccanismo della muta

Ed è qui il punto critico. La muta non è innescata dalla neve né dalla temperatura, ma principalmente dal fotoperiodo, cioè dalla lunghezza del giorno. È un segnale astronomico, assolutamente regolare, che non ha alcuna relazione con quello che succede davvero al meteo.

Ha funzionato per millenni perché l’accorciarsi delle giornate e l’arrivo della neve erano sincronizzati. Quando quella sincronia si rompe, il meccanismo continua imperturbabile a fare quello che ha sempre fatto.

Il disallineamento

Il risultato è un animale bianco su fondo scuro: perfettamente visibile a ogni predatore, e privo di alternative perché non può decidere di tornare indietro.

Il fenomeno si verifica quando l’innevamento arriva tardi, quando manca del tutto, o quando un disgelo anticipato scopre il terreno mentre il mantello è ancora bianco. È documentato su diverse specie a muta stagionale in tutto l’emisfero settentrionale, ed è uno degli effetti più diretti e meglio misurabili del riscaldamento sulla fauna.

Gli altri fattori di pressione

  • Il ritiro verso l’alto: come per altre specie alpine, l’unica direzione disponibile è quella in cui lo spazio si riduce.
  • La risalita della lepre europea, che con il riscaldamento colonizza quote un tempo inadatte, introducendo competizione e possibilità di ibridazione.
  • Il disturbo invernale legato alle attività in quota, in una stagione in cui il bilancio energetico è già teso.
  • La chiusura degli ambienti aperti per avanzata di arbusteti e bosco.

Riconoscerla

D’inverno il mantello bianco la rende inconfondibile. Nelle altre stagioni la si distingue dalla lepre europea per le orecchie più corte, la corporatura più compatta, le zampe posteriori più larghe e — criterio più pratico — per la quota e l’ambiente in cui la si incontra.

Le tracce sulla neve sono caratteristiche: molto larghe rispetto al peso dell’animale, con impronta che affonda poco anche su manto soffice.

Osservarla

È difficile. Vive in ambienti impegnativi, è prevalentemente notturna e conta sul mimetismo. L’approccio più produttivo è la ricerca delle tracce sulla neve, che raccontano spostamenti, aree di alimentazione e punti di riposo molto meglio di qualunque avvistamento.

Le osservazioni dirette avvengono di solito al crepuscolo, in prossimità dei margini degli arbusteti, e vanno considerate un colpo di fortuna più che il risultato di un metodo.

Perché segnalare le osservazioni

È una specie su cui i dati di distribuzione sono meno solidi di quanto si pensi, soprattutto ai margini inferiori dell’areale, dove si gioca il confronto con la lepre europea. Un’osservazione datata e georeferenziata, con indicazione di quota e stato del mantello, ha un valore reale per chi monitora queste popolazioni.

Questo approfondimento fa parte della guida completa alla lepre e alla piccola selvaggina, dove trovi il quadro completo dell’argomento.

Sulla piccola selvaggina il cane è lo strumento principale, e la sua attrezzatura incide sulla sicurezza prima ancora che sulla resa. Li trovi nella sezione cinofilia del catalogo de Il Bramito, e si possono vedere di persona in negozio a Pergine Valsugana.

Lascia un commento