Ottiche e Strumenti

Differenza prismi a tetto e porro: guida tecnica alla scelta

  • Prismi a Porro: Schema a ‘Z’, maggiore percezione della profondità, ingombro elevato.
  • Prismi a Tetto: Tubi dritti, compatti, guarnizioni superiori, costo di produzione più alto per parità di resa.

Dati tecnici e trasmissione della luce

La differenza fondamentale risiede nel percorso della luce. Nei prismi a Porro, le lenti dell’obiettivo sono più distanziate rispetto agli oculari; questo garantisce un’immagine stereoscopica superiore, fondamentale per stimare le distanze tra gli ungulati in una radura appenninica. Tuttavia, il design a tetto (Roof) ha dominato il mercato moderno perché permette di costruire strumenti totalmente impermeabili e più resistenti agli urti meccanici durante i trekking impegnativi.

Quando NON scegliere i prismi a tetto

Se il budget è inferiore ai 150-200 euro, evitate i prismi a tetto. Produrre un prisma a tetto di qualità richiede trattamenti di correzione di fase (Phase Coating) costosi. Sotto questa soglia di prezzo, un binocolo a Porro da 100 euro offrirà quasi sempre una nitidezza e una luminosità superiori a un modello a tetto di pari costo, che risulterà inevitabilmente ‘buio’ o con aberrazioni cromatiche evidenti ai bordi.

Peso e ingombro: il limite dei Porro

Il peggior errore di valutazione è ignorare il volume. Un classico 8×42 a Porro occupa il doppio dello spazio nello zaino rispetto a un pari specifiche a tetto. Se praticate escursionismo veloce o dovete muovervi nel fitto del bosco, la larghezza del sistema a Porro diventa un impedimento fisico, rendendo lo strumento goffo da gestire con una sola mano.

Questo approfondimento fa parte della guida completa alle ottiche per l’osservazione faunistica, dove trovi il quadro completo dell’argomento.

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