Abbigliamento e Attrezzatura

A cosa servono le ghette da trekking: Guida Tecnica e Protezione

6 motivi tecnici per cui la ghetta è un DPI essenziale in escursione

  • Barriera impenetrabile contro i vettori biologici: Nelle aree dell’Appennino Tosco-Emiliano e nelle prealpi, la presenza di zecche (Ixodes ricinus) è una costante climatica. Una ghetta in poliestere 600D con chiusura a velcro frontale da 50mm impedisce il contatto diretto tra l’erba alta e la caviglia, eliminando il punto d’ingresso principale verso la pelle.
  • Gestione del carico idrico e del fango argilloso: Un paio di scarponi impregnati di fango può pesare fino a 450g in più rispetto al peso nominale. La ghetta impedisce al fango di accumularsi nella zona dei lacci e di penetrare dal colletto della calzatura, mantenendo costante l’efficienza energetica della camminata.
  • Protezione meccanica della membrana Gore-Tex: Lo sfregamento contro rovi, pietre focaie o rami bassi può causare micro-abrasioni sul tessuto esterno dello scarpone. La ghetta funge da strato sacrificale ad alta resistenza (Cordura 1000D nei modelli top di gamma).
  • Sigillatura termica del comparto piede: In condizioni di neve fresca o crostosa, la ghetta impedisce l’ingresso di cristalli di ghiaccio che, sciogliendosi col calore corporeo (37°C), saturerebbero la calza annullando l’isolamento termico.
  • Difesa da detriti minerali: L’ingresso di un singolo granello di quarzo o calcare all’interno della scarpa genera una pressione localizzata che, dopo 5km di cammino, si traduce inevitabilmente in una lesione cutanea o vescica.
  • Effetto anti-vipera: Sebbene non siano certificate come anti-morso, lo spessore combinato di una ghetta tecnica e di un pantalone robusto riduce drasticamente la probabilità che i denti veleniferi raggiungano la vascolarizzazione profonda.

Quando la ghetta è totalmente inutile o dannosa

Nonostante i vantaggi, esistono scenari in cui la ghetta è una scelta tecnicamente errata. In percorsi estivi su strade bianche o asfalto, con temperature superiori ai 25°C, la ghetta crea un effetto serra insostenibile. Anche i modelli dotati di membrana traspirante faticano a smaltire il sudore prodotto dalla parte inferiore della gamba in assenza di ventilazione dinamica. In questi casi, il rischio di surriscaldamento del tendine d’Achille supera i benefici della protezione dai detriti. Inoltre, l’uso di ghette rigide con scarpe da trail running basse è controproducente: la rigidità della ghetta interferisce con la mobilità della caviglia, aumentando il rischio di distorsioni su terreni tecnici.

Specifiche dei materiali: Cordura vs Poliestere spalmato

La scelta del materiale non è estetica ma funzionale alla durata. Una ghetta in poliestere spalmato PVC è impermeabile al 100% (colonna d’acqua >10.000mm) ma ha una traspirabilità nulla, rendendola adatta solo a brevi utilizzi statici o piogge torrenziali. Per l’escursionismo serio, il riferimento resta la Cordura con densità minima di 500 denari. Il cinturino sottoscocca deve essere obbligatoriamente in TPU (Poliuretano Termoplastico) rinforzato o cavo d’acciaio; i cinturini in semplice nido d’ape di nylon si recidono mediamente dopo 15-20km di cammino su roccia carsica tagliente. Il peso ideale di una ghetta tecnica non dovrebbe superare i 250-300g al paio per non alterare il baricentro del passo.

Il peggior errore di valutazione: l’altezza della ghetta

Comprare una ghetta alta (fino al ginocchio) per camminare in boschi puliti è l’errore tipico del neofita. La ghetta alta serve esclusivamente per neve alta, attraversamento di fiumi o zone densamente infestate da rovi. Per il 70% delle escursioni appenniniche autunnali, una ghetta media (altezza 20-25cm) è superiore perché permette una termoregolazione migliore del polpaccio pur proteggendo lo scarpone.

Questo approfondimento fa parte della guida completa all’abbigliamento tecnico e al camuffamento, dove trovi il quadro completo dell’argomento.

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