Come orientarsi con bussola e cartina: tecnica e declinazione
È possibile orientarsi con precisione se il GPS smette di funzionare a causa di interferenze o batterie scariche? Sì, ma solo se si padroneggiano la declinazione magnetica e l’uso coordinato della bussola a piastra con una cartografia in scala 1:25.000. In Italia, la declinazione magnetica (la differenza tra il Nord Geografico e il Nord Magnetico) è attualmente piccola, circa 3 gradi Est nell’Appennino centrale, ma ignorarla su una marcia di 5 km può portare a un errore di posizionamento di quasi 300 metri, sufficienti per mancare un rifugio o finire su un crinale pericoloso.
L’anatomia della bussola e la scelta della cartina
Per l’escursionismo tecnico, l’unica scelta accettabile è la bussola a base trasparente (tipo Silva Ranger o Suunto M-3). Deve avere una scala millimetrata per misurare le distanze sulla carta e una ghiera rotante con suddivisione in 360 gradi. Le bussole economiche ‘a bottone’ sono giocattoli: non permettono di prendere un azimut preciso e soffrono di bolle d’aria nel liquido stabilizzante che bloccano l’ago. La cartina deve essere topografica, preferibilmente con reticolo UTM (Universal Transverse Mercator) e datum WGS84, lo standard internazionale utilizzato anche dai sistemi digitali. Una scala 1:50.000 è utile per la pianificazione generale, ma per l’orientamento di precisione tra nebbia e rocce, la 1:25.000 è l’unico supporto che offre il dettaglio necessario delle curve di livello (isoipse).
La tecnica dell’Azimut e il contro-azimut
Per muoversi verso un obiettivo non visibile, si applica la tecnica dell’azimut. Si posiziona il bordo lungo della bussola sulla carta unendo il punto di partenza con quello di arrivo. Si ruota la ghiera finché le linee di fede sono parallele ai meridiani della carta. A questo punto, si legge il valore in gradi. Durante la marcia, l’ago magnetico deve essere sempre allineato con la ‘casetta del nord’ stampata sulla ghiera. Un errore comune è tenere la bussola vicino a oggetti metallici o elettronici: lo smartphone, la fibbia metallica dello zaino o persino i bastoncini in alluminio possono deviare l’ago di decine di gradi. Mantenere una distanza di almeno 50 cm da ogni massa metallica durante la lettura.
Per chi è totalmente inutile l’orientamento analogico
Imparare a usare bussola e cartina è inutile per chi frequenta esclusivamente sentieri ultra-segnalati (tipo TAV o alte vie molto battute) in condizioni di meteo perfetto e non ha intenzione di uscire dal tracciato. Richiede pratica costante e visualizzazione spaziale. Se non siete disposti a dedicare ore all’apprendimento delle curve di livello e al calcolo della pendenza (es. distanziamento tra le isoipse), la bussola rimarrà un peso morto nello zaino. Il peggior errore è comprarla e lasciarla nella confezione, pensando di ‘capire come funziona’ nel momento del bisogno, magari sotto un temporale o in ipotermia incipiente. In quegli istanti, la capacità cognitiva cala drasticamente; la tecnica deve essere un automatismo acquisito in condizioni di calma.
Il metodo della triangolazione per trovare la propria posizione
Quando non sapete dove siete, ma vedete almeno due cime o punti noti (campanili, passi, laghi), la triangolazione è l’unica salvezza. Si prende l’azimut di due punti distanti almeno 60-90 gradi tra loro. Si riportano le linee sulla carta partendo dai punti noti verso di sé. Il punto in cui le linee si incrociano è la vostra posizione. In presenza di nebbia fitta, questa tecnica fallisce se non si ha avuto la previdenza di segnare l’ultimo punto noto sulla carta prima della perdita di visibilità . La bussola non crea informazione, la processa soltanto.
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